Bollette telefoniche, la Guardia di Finanza ispeziona le sedi degli operatori telefonici

Il Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, sotto richiesta dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, sta eseguendo in queste ore delle ispezioni nelle sedi degli operatori italiani ma anche nei pressi dell’Assotelecomunicazioni di Roma per capire se ci sono state delle intese restrittive della concorrenza nel passaggio dalla fatturazione a 28 giorni a quella mensile. E’ possibile, infatti, secondo l’Antitrust che i vari operatori si siano messi d’accordo tacitamente nei confronti dei consumatori sull’annullamento della concorrenza sulla fatturazione mensile delle bollette.

Avevamo visto infatti come la Legge 172 del 2017 avesse obbligato dal 4 aprile per tutti i servizi di comunicazione elettronica e reti televisive a rinnovare le condizioni contrattuali con i consumatori al fine di far tornare la fatturazione con scadenza mensile (quello solare) e non ogni 28 giorni come invece era stato introdotta qualche tempo prima. Quello che ha sospettato l’Antitrust è stato l’annuncio contemporaneo dello scorso 24 gennaio da parte di TIM e Vodafone del ritorno alla fatturazione mensile con un aumento su base annua dell’8.6% rispetto alle tariffe precedenti alla fatturazione ogni 28 giorni.

Questo annuncio, come detto, avrebbe fatto scattare il sospetto che i due operatori possano essersi posti in accordo per ridurre la concorrenza chiaramente a danno dei consumatori. Il Codacons ha dunque fatto subito scattare un esposto all’Antitrust che ha richiesto alla Guardia di Finanza che si faccia luce sulla questione. Oltretutto le ispezioni non hanno riguardato solamente Vodafone e TIM ma anche Fastweb e WindTre seppure quest’ultima non aveva rilasciato informazioni nella stessa data degli altri.

L’Antitrust vuole andare a fondo nella questione e le ispezioni della Guarda di Finanza negli uffici degli operatori non fanno che lasciare intendere come vi sia la volontà di aprire una formale istruttoria sul caso con un relativo processo di accusa e dunque la volontà di capire se ci sia stato effettivamente un accordo tra le aziende a discapito dei consumatori.

Nel contempo il Tar ha bocciato nei giorni scorsi i ricorsi presentati da WindTre, Vodafone e Fastweb contro la liberatoria 121 del 2017 con cui l’Agcom, la quale aveva imposto la fatturazione e il rinnovo su rete fissa con cadenza mensile e non ogni 28 giorni, ponendo un limite temporale per adeguarsi scaduto lo scorso mese di giugno 2017 e che gli operatori non avevano rispettato. Contrariamente invece lo stesso Tar del Lazio ha “congelato” momentaneamente i provvedimenti con i quali venivano obbligati gli operatori a restituire agli utenti il denaro a partire dal 23 giugno 2017 fino all’entrata in vigore del nuovo decreto fiscale del 5 dicembre. Per questi rimborsi si dovrà attendere perché “il carattere indeterminato della somma da corrispondere agli utenti appare in grado di incidere sugli equilibri finanziario-contabili”.

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